La carenza di camionisti e i tir a guida autonoma: ma i salari devono crescere

La fuga dei giovani dalla professione di autisti di mezzi pesanti di trasporto. Come attestano i dati riportati sul Corriere della Sera, è un fenomeno preoccupante, con importanti riflessi sui costi di tutta la filiera della logistica e dei trasporti, coinvolgendo anche il consumatore finale che inevitabilmente vede aumentare i costi delle spedizioni.

Inquadrando il tema in maniera più ampia, questa tendenza non riguarda solo l’Italia ma sta accadendo su scala internazionale, impattando tutto il settore dei trasporti pesanti. Una ricerca sull’autotrasporto europeo, intitolata European Road Freight Transport 2018 e realizzata da Transport Intelligence, evidenzia la carenza di autisti di veicoli industriali, un problema che si sta aggravando proprio perché i pensionamenti non sono colmati dai giovani che intendono svolgere questo mestiere. Secondo la società di ricerca, oggi mancano in tutta Europa 150.000 camionisti e la gran parte dei posti vacanti (pari a 127.500 posti) si concentra in sei Paesi. Quello dove la situazione è più grave è la Gran Bretagna, con ben 52mila posti vacanti.

Come in Europa, anche negli Stati Uniti mancano gli autisti. Secondo l’ATA (American Truckers Association), se la situazione dovesse rimanere invariata, nel 2026 mancheranno 175.000 camionisti. Questo significa che tra otto anni mancheranno il 35% dei conducenti. La mancanza di manodopera quest’anno ha aumentato i prezzi di tutti i prodotti, dal dentifricio ai prodotti acquistati su Amazon. Eppure, nonostante questa mancanza, i camionisti Usa guadagnano sempre meno: gli stipendi medi dei conducenti di camion sono diminuiti in media del 21% dal 1980. Il gigante del retail Walmart Inc. ha riconosciuto che l’aumento dei costi di trasporto ha ostacolato il margine lordo del primo trimestre.

“Abbiamo visto un notevole aumento delle spese di trasporto”, ha detto Kary Brunner, Direttore delle Investor Relations di Walmart. UPS ha avuto problemi a trovare autisti durante le festività natalizie. Un altro rapporto dell’ATA afferma che oltre il 70 percento dei beni consumati negli Stati Uniti viene spostato da un camion, ma l’industria ha bisogno di assumere quasi 900.000 conducenti per soddisfare la crescente domanda.

L’invecchiamento e il conseguente pensionamento dei conducenti di mezzi pesanti di trasporto è una delle ragioni principali della carenza di forza lavoro. Il Bureau of Labor Statistics evidenzia come l’età media di un autista di camion negli Stati Uniti sia di 55 anni. Negli USA la situazione è talmente serie da indurre il Governo americano a prendere dei provvedimenti. La Casa Bianca ha deciso di realizzare un nuovo regolamento sulla sicurezza dei camion, allentando le maglie regolatorie volute dall’amministrazione Obama. Sempre Walmart sta provando a trovare nuove soluzioni e prevede di raddoppiare le spese per attrarre e trattenere i conducenti.

In questo scenario, sarà sempre più centrale l’aspetto dell’innovazione tecnologica per ridefinire il ruolo del driver. La quarta rivoluzione industriale ha trasformato tutti i settori con velocità e dimensioni mozzafiato, incidendo sui lavoratori e sulle competenze necessarie per inserirsi o rimanere all’interno del mercato occupazionale. Nel settore dei trasporti sicuramente la guida autonoma produrrà una significativa rivoluzione per i driver.

I maggiori report internazionali delineano scenari preoccupanti. Goldman Sachs ha previsto che, dopo il lancio dei veicoli commerciali a guida autonoma, negli Stati Uniti si perderanno nell’autotrasporto 25.000 posti di lavoro. Il McKinsey Global Institute ha evidenziato il rischio che se ne cancellino 1,5 milioni nei prossimi 10 anni. In Europa, secondo il Forum Internazionale dei Trasporti (ITF), sono circa 2 milioni i camionisti americani ed europei che potrebbero essere espulsi dal mercato del lavoro entro il 2030.

Di diverso avviso, invece, il rapporto di Uber Freight in cui viene delineato uno scenario futuro in cui camion a guida autonoma e autisti di veicoli commerciali lavorano insieme. I primi gestiranno trasporti di lungo raggio su alcune autostrade, ma il ruolo dell’autista sarà sempre centrale per la sicurezza del mezzo e del carico. I conducenti possiedono professionalità fondamentali e know-how che i camion a guida autonoma non potranno mai eguagliare. Il report di Uber sostiene che, in assenza di veicoli a guida autonoma, il numero dei lavoratori tenderà ad aumentare di circa 766.000 unità negli Stati Uniti nei prossimi 10 anni.

Ma l’aspetto più importante è che – con l’ingresso sul mercato dei veicoli a guida autonoma – i posti di lavoro aumenteranno ancora di più, grazie al fatto che molti di quelli esistenti sulle direttrici a lungo raggio si sposteranno a livello locale per supportare il crescente volume di merci che si muoveranno dentro e fuori gli hub locali. L’industria dell’autotrasporto negli Usa si polarizzerà così su due estremi: i trasporti a lungo raggio sulle principali autostrade saranno effettuati sempre più da veicoli a guida autonoma diretti verso hub locali vicini alle principali città; qui, lavoratori e autisti di veicoli commerciali prenderanno in carico la merce e la consegneranno ai clienti finali.

Dunque, l’automazione deve esser vissuta come una grande opportunità, dopo una necessaria e approfondita formazione. Anche perché, secondo il rapporto di McKinsey, «le nuove tecnologie hanno stimolato la creazione di molti più posti di lavoro di quanti ne abbiano contribuito a distruggere, e alcuni dei nuovi posti sono in settori e professionalità difficili da immaginare all’inizio del ciclo di trasformazione».

La guida autonoma infonderà alla logistica una ventata di efficienza in grado di dare benefici all’intero sistema economico. I veicoli pesanti a guida autonoma miglioreranno l’efficienza del trasporto di linea a lungo raggio in quanto ridurranno il costo complessivo della logistica e abbasseranno il costo totale delle merci.

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